Gli insegnanti raccontano la DaD

Dopo aver presentato i risultati della ricerca del Censis con l’opinione dei dirigenti scolastici sulla didattica a distanza (DaD) prendiamo in esame i primi dati relativi all’indagine Pratiche didattiche durante il lockdown realizzata a giugno dall’INDIRE.
Lo studio ha coinvolto 3774 insegnanti di ogni grado scolastico per individuare le pratiche didattiche adottate durante il periodo di emergenza sanitaria e definire il livello di partecipazione alle attività digitali degli studenti. 

Durante l’emergenza sanitaria diverse organizzazioni hanno realizzato indagini sulla scuola. Ne abbiamo parlato qualche settimana fa, con la ricerca promossa dal CENSIS sui dirigenti scolastici, con la quale si è cercato di comprendere quali possano essere stati gli ostacoli che la scuola ha incontrato in questo periodo così particolare.

Anche l’INDIRE ha dato il proprio contributo di ricerca, chiedendo agli insegnanti come hanno vissuto la didattica a distanza e come si sono organizzati per rispondere a questa sfida che ha coinvolto tutto il sistema scolastico in maniera improvvisa e non programmata.

Quelli che vi presentiamo di seguito sono i primi dati emersi dal report preliminare pubblicato il 20 luglio 2020.

L’indagine

L’indagine dell’INDIRE si è svolta durante il mese di giugno 2020 e ha utilizzato un questionario semi-strutturato. La somministrazione è avvenuta online attraverso il software CAWI Limesurvey e vi hanno aderito 3774 docenti italiani sugli oltre 800.000 in servizio nell’anno scolastico 2019-2020.

Appare quindi opportuno precisare che i risultati presenti nel report non hanno alcuna pretesa di esaustività né di rappresentanza del quadro nazionale, ma vogliono offrire spunti di riflessione sulla scuola, anche in previsione della programmazione delle attività che si sta realizzando per la sua riapertura.

Chi ha partecipato

Dei 3774 docenti intervistati, la maggior parte sono donne. Il 10% insegna nella scuola dell’infanzia, il 29,8% alla scuola primaria, il 21,8% alla scuola secondaria di primo grado e il 38,4% alla scuola secondaria di secondo grado.

La maggior parte presta servizio al Centro Italia (24,8%); a seguire dal Nord Ovest con il 22,4%; dal Sud e Isole e dal Sud proviene più del 19% degli intervistati; dal Nord Est infine il 14,1%. La Lombardia (14,7%) e la Sicilia (11,9%) risultano le regioni con più docenti che hanno risposto alle domande del questionario.

Quale didattica?

Nelle classi dei docenti che hanno partecipato all’indagine risulta che la pratica didattica più diffusa durante la DaD è stata la lezione in videoconferenza. Sono stati soprattutto i docenti della scuola primaria (89,7%) e secondaria di primo (96,7%) e di secondo grado (95,8%) a utilizzarla in quanto ritengono sia la modalità più adatta per raggiungere i propri studenti.

Un’altra modalità adottata dai docenti di questi gradi scolastici è stata l’assegnazione di risorse per lo studio e di esercizi; più del 75% degli intervistati afferma infatti di averla utilizzata con i propri ragazzi (scuola primaria 79,8% – scuola secondaria di primo grado 80% – scuola secondaria di secondo grado 78,8%). 

Nella scuola dell’infanzia l’attenzione maggiore è stata riservata alla sfera relazionale. Più della metà degli intervistati del ciclo prescolare dichiara infatti di aver applicato prevalentemente attività di contatto e socializzazione (60,5%). 

Con quale frequenza?

Oltre a indagare quali attività didattiche sono state attuate durante il periodo di emergenza, attraverso l’intervista si è cercato di capire la frequenza con la quale queste sono state realizzate dagli insegnanti. 

I dati mostrano come l’investimento maggiore in termini di tempo sia stato dedicato alla trasposizione a distanza delle stesse attività didattiche praticate tradizionalmente in presenza: lezioni in videoconferenza (per il 36,3% dei rispondenti svolte almeno 2-4 ore a settimana) e assegnazione di risorse per lo studio ed esercizi (per il 28,8% dei soggetti da svolgere per almeno 2-4 ore a settimana)

Sebbene in misura più ridotta rispetto alla didattica in presenza, gli insegnanti hanno comunque mantenuto vive le attività di ricerca e di laboratorio, sia online sia offline (rispettivamente 13,3% e 9,4% con almeno 2-4 ore a settimana). 

Ordini scolastici con frequenze diverse

Il tempo dedicato alle attività della DaD non è stato lo stesso per tutti gli ordini scolastici.

Nella scuola dell’infanzia per esempio, data la minore capacità dei bambini di prestare attenzione per tempi lunghi, la frequenza e la durata delle degli incontri in videoconferenza sono state comprensibilmente inferiori rispetto agli ordini e hanno privilegiato alle attività di contatto e socializzazione.

È diversa invece la situazione nella scuola primaria, dove si vede un aumento dei tempi di lavoro dedicati alle lezioni frontali in videoconferenza con più del 65% di docenti che afferma di aver fatto almeno 4 ore di video-lezioni a settimana.

Almeno 4 ore a settimana sono state riservate anche all’assegnazione di risorse per lo studio e le esercitazioni; più della metà dei docenti (54,6%) sostiene infatti di aver utilizzato frequentemente questo tipo di attività, oltre a quelle di contatto e socializzazione (44,4%). 

In linea con l’età, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado e di secondo grado hanno partecipato maggiormente alle videolezioni; più del 60% degli insegnanti afferma infatti di aver dedicato a questa modalità didattica almeno 6 ore a settimana.

Nella settimana tipo in DaD, 4 insegnanti su 10 sostiene inoltre di aver assegnato risorse per lo studio ed esercitazioni con la stessa frequenza con la quale hanno realizzato le lezioni online.

La DaD è inclusiva?

Circa la possibilità di realizzare una didattica a distanza inclusiva gli insegnanti della scuola dell’infanzia esprimono un giudizio negativo. Per gli altri ordini di scuola, poco più della metà delle risposte giudicano la DaD un contesto abbastanza o molto inclusivo; tuttavia non emerge una polarizzazione netta delle risposte. 

Dalle risposte dei docenti si osserva che sono soprattutto quelli della scuola secondaria a registrare dei miglioramenti su alcuni aspetti educativi dovuti a questo periodo forzato di didattica a distanza. La quota dei docenti che rileva miglioramenti didattici attraverso la DaD scende però nella scuola primaria e nella scuola dell’infanzia. 

Gli insegnanti hanno comunque risposto alla situazione di emergenza con prontezza e la messa a punto della DaD è stata rapida.

Più del 70% degli intervistati sostiene che sono state necessarie non più di due settimane per favorire la partecipazione degli studenti e limitare così la dispersione e il rischio di esclusione, soprattutto tra le categorie di studenti più fragili.

La maggiore partecipazione sembra essere stata quella dei bambini della scuola primaria, con il 76,3% degli intervistati che afferma di aver coinvolto nella DaD tutta o quasi tutta la classe, contro il 25,5% nella scuola dell’infanzia.

Nel caso della scuola secondaria di secondo grado è interessante vedere i dati sulla partecipazione per tipologia di istituto, che registra

differenze significative tra i Licei (75,5%), che si attestano su una partecipazione piena molto ampia, e gli Istituti Tecnici (56,4%) e i Professionali (32,6%) che riportano percentuali marcatamente inferiori.

Ma quali sono i motivi della mancata partecipazione?

Come hanno sostenuto i dirigenti scolastici nella ricerca del Censis, anche

gli insegnanti intervistati dall’INDIRE vedono neldigital divide la ragione principale dell’esclusione della didattica a distanza.

Gli studenti più fragili

Gli studenti con BES e con condizione di svantaggio socio-economico e culturale sono quelli che hanno maggiormente risentito dell’introduzione forzata della DaD. 

Nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, gli studenti in condizione di svantaggio socio-economico sono stati nettamente i più esposti all’esclusione insieme agli studenti con BES e a rischio di abbandono scolastico.

Nelle scuola secondaria di secondo grado sono rimasti esclusi dalla DaD gli studenti e le studentesse che la scuola aveva già riconosciuto come a rischio di abbandono insieme agli studenti in condizioni di svantaggio economico e sociale.


Percentuale di docenti per caratteristiche degli esclusi dalla DaD, per ordine di scuola – Fonte: INDIRE 2020

Per non lasciare indietro nessuno

A fronte delle notevoli difficoltà a includere gli studenti più fragili,

tutti gli ordini di scuola hanno attuato interventi per recuperare gli allievi che non stavano partecipando alla DaD. Nessuno studente è stato lasciato da solo in questo momento così delicato. 

Sono stati forniti dispositivi in comodato d’uso e sono state attivate modalità alternative di DaD in casi di digital divide; si è cercato inoltre di sollecitare maggiormente le famiglie a partecipare alla vita scolastica attraverso comunicazioni a loro indirizzate. 

Per i BES, infine, sono stati rivisti i PEI, i PDP e i PAI e si è cercato di fornire strumenti digitali specifici per gli studenti con disabilità. 

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