Qualche riflessione sul valore formativo della valutazione

C’è un’esperienza che tutti noi abbiamo in comune: siamo andati a scuola. Avete mai fatto caso a quante volte da adulti ricordiamo episodi e persone che abbiamo incontrato proprio lì, tra quelle mura scolastiche che a volte ci sono sembrate un po’ strette? Vediamo perché non è strano che questo accada, indipendentemente dai successi o dagli insuccessi avuti.

Andare a scuola è una delle esperienze più rilevanti per la vita di una persona, nel periodo in cui se ne è “ospiti fissi” come allievi e negli anni successivi, a volte anche piuttosto lontani da quella fase di vita.

 Non è strano che questo accada, indipendentemente dal fatto che l’esperienza ci sia piaciuta o meno per le ragioni più diverse e personali. È qui, in questo ambiente, che sperimentiamo modi e parole per stare con gli altri diversi da quelli consueti nella nostra famiglia, relazionandoci oltre che con i compagni anche con persone significative come sono gli insegnanti. E nei ricordi gli aneddoti che riemergono sono spesso legati alle valutazioni che questi hanno dato, esplicitamente ma anche implicitamente, sul nostro apprendimento o sui nostri comportamenti, insomma su di noi a tutto tondo. Ma per quale ragione sono state così importanti queste valutazioni e le ricordiamo anche dopo tanto tempo? 

Cosa abbiamo ricevuto

Se ci pensiamo ora, da adulti, ci accorgiamo probabilmente che ci hanno trasmesso qualcosa di più di semplici indicazioni sull’apprendimento espresse nella sintesi di un voto o di un giudizio. All’alunno che siamo stati, così come allo studente di oggi, quegli atti valutativi hanno offerto una chiave per leggere la storia di vita che ha costruito a scuola e attraverso la scuola, gli hanno dato informazioni per sentirsi stimato e per stimarsi, lo hanno aiutato a costruire la fiducia nelle proprie capacità e la motivazione a impegnarsi per raggiungere dei risultati, a volte faticosi da conseguire. Su questi argomenti potremmo aprire discussioni infinite, nelle quali facilmente si scontrerebbero solidissime teorie ingenue e altrettanto solide e accreditate teorie scientifiche; ma non è questo che vogliamo fare ora.

Proviamo invece a condividere poche riflessioni sulle implicazioni del processo di valutazione, che è sempre presente negli scambi umani e che coinvolge valori, credenze e conoscenze di tutti coloro che vi sono dentro, nella scuola come in ogni altro ambiente.

Valutare ed essere valutati

La valutazione, soprattutto quella scolastica, è spesso avvolta da un alone di sospettosa diffidenza. Questo vale quando a essere coinvolte sono singole persone ma anche quando sono istituzioni, come il sistema scolastico. Indipendentemente da chi è l’oggetto della valutazione l’allarme si solleva soprattutto se chi è valutato non sa cosa viene valutatoe perché lo si fa, né con quali strumenti avverrà la ‘misteriosa operazione’. Se mancano questi elementi di chiarezza la valutazione facilmente può essere vista come un controllo dal sapore ispettivo o un adempimento solo burocratico. Se correttamente gestita è invece ben altro, è uno strumento ci crescita, per il singolo come per una comunità, scolastica o sociale. É infatti una fonte di informazioni che concorre a costruire un clima di relazione e un valore aggiunto reciproco. La valutazione scolastica, infatti, dà agli insegnanti elementi per prendere in carico le eventuali difficoltà dell’allievo, cosicché non diventino insuccessi. Questo significa sostenere l’alunno e renderlo consapevolmente partecipe del proprio processo di crescita, e significa anche far vedere alle famiglie che vi sono delle sfide da affrontare insieme, ciascuno con i ‘ferri del mestiere’ del proprio ruolo educativo.

Valutare per agire

Ma questa dinamicità orientata al miglioramento non è solo propria della valutazione espressa da un voto su un compito scolastico, è invece parte della scuola come sistema formativo che si confronta con i propri esiti, misurati oggettivamente, riflette su questi per scegliere strategie e strumenti di azione attraverso i quali rispondere alla mission formativa che le è propria, si rende partecipe della ricerca educativa, riscopre costantemente il valore della propria funzione formativa.

La valutazione quindi, indipendentemente dal tipo di soggetti che coinvolge, dalle diverse finalità e compiti che assolve, è relazione e in quanto tale non si esaurisce nel comunicare un voto, un esito, un risultato, espresso con un numero o un giudizio, ma offre indicazioni reali sul presente e aperte a prospettive di sviluppo per il futuro.

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